Caritas Diocesana di Rimini
2012 Rapporto sulle Povertà

Focus lavoro Caritas Diocesana

Con la crisi economica la Caritas diocesana ha voluto interrogarsi ulteriormente sulla situazione lavorativa delle persone che si rivolgono al Centro di Ascolto. Ha quindi proposto delle domande aggiuntive sul tema del lavoro, alle persone che si sono rivolte allo sportello nel 2012, realizzando così una piccola ricerca a parte.

La raccolta e l’analisi dei dati è stata realizzata dalle volontarie in Servizio Civile: Angela Bruschi, Virginia Casola, Claudia Foschini, Serena Magnani, coordinate dalla responsabile dell’Osservatorio delle povertà e delle risorse Isabella Mancino.

 

CAMPIONE DI RIFERIMENTO

Le persone che si sono rivolte alla Caritas Diocesana di Rimini per la richiesta di buoni pasto, doccia, vestiario, pacchi viveri e dormitorio sono state 2.530.

Per effettuare più accuratamente la ricerca sul lavoro, sono stati esclusi dal campione gli stranieri appena arrivati in Italia, che quindi non hanno potuto interfacciarsi con il mondo del lavoro, le persone che hanno rinunciato a cercare lavoro in modo cronico (cioè che sono disoccupate da più di cinque anni) e coloro che ricevono una pensione in Italia (precisiamo in Italia, perché ci sono stranieri che percepiscono la pensione dal paese di origine ma questa è così bassa che non garantisce la sopravvivenza dell’individuo e della sua famiglia).

La ricerca è stata quindi effettuata su un campione di 1.052 persone, 737 straniere e 315 italiane.

I disoccupati sono 913, di cui 263 italiani e 650 stranieri, mentre gli occupati sono 139, tra i quali 52 sono italiani e 87 stranieri.

 

METODOLOGIA

Per la ricerca sono state utilizzate delle schede contenenti sia dati anagrafici, che dati relativi alla storia di vita personale. Tali schede vengono compilate dagli operatori della Caritas nel momento in cui avviene la presa in carico di una persona. All’interno della scheda è stata inserita una parte specifica sul mondo del lavoro. In ottemperanza alla normativa vigente in tema di privacy, su tutte le schede raccolte sono state acquisite le sottoscrizioni dei rispettivi intervistati. I dati sono stati inseriti all’interno di una griglia elettronica costruita ad hoc, utilizzando il programma Microsoft Office Access. Infine le variabili sono state incrociate tra loro, per cogliere le specifiche caratteristiche dei soggetti incontrati e per disegnare i profili dei cittadini sia italiani che stranieri (occupati o disoccupati), che si sono rivolti al Centro di Ascolto della Caritas diocesana.

 

I DISOCCUPATI

1. QUALI SONO LE CAUSE DELLA DISOCCUPAZIONE E QUALI CLASSI DI ETÀ COLPISCE?

Dall’analisi dei dati emerge che il perdurare in uno stato di disoccupazione è dovuto principalmente alla impossibilità di trovare lavoro.

  • Il 45% del campione ha dichiarato di non riuscire a trovare un lavoro pur cercandolo. Gli italiani che faticano maggiormente nella ricerca di occupazione, hanno tra i 30 e i 40 anni, mentre gli stranieri più colpiti hanno una età superiore ai 50 anni.
  • Il 28% ha dichiarato di essere stato licenziato a causa della crisi ( i più colpiti hanno tra i 40 e i 50 anni sia italiani che stranieri). Si tratta di persone che hanno perso l’ occupazione non solo in Italia, ma anche nel proprio paese d’origine o in altri paesi europei. I settori più colpiti sono l’edilizia, i trasporti, ma anche il settore navale e il metalmeccanico. Inoltre le badanti dichiarano che è diventato sempre più difficile trovare lavoro, in quanto le famiglie non sono più disponibili ad assumere.
  • Il 26% è rimasto disoccupato per scadenza del contratto. Il fenomeno riguarda maggiormente gli italiani tra i 30 e i 40 anni e gli stranieri sopra i 50 anni. Erano impegnati prevalentemente o nel settore alberghiero o nell’assistenza agli anziani.
  • Il 6% si è licenziato. Nella maggior parte dei casi questa scelta è stata assunta in seguito a difficoltà di rapporto con i datori di lavoro (difficoltà caratteriali, non rispetto dei diritti del lavoratore, il datore di lavoro era un parente con il quale non si andava d’accordo…), o per questioni personali (scelte familiari o questioni di salute). Tra coloro che si sono licenziati gli italiani sono prevalentemente giovani sotto i 30 anni, mentre gli stranieri hanno tra i 30 e i 40 anni di età.
  • Il 4% è stato licenziato a causa di infortunio. Questa situazione ha riguardato più frequentemente le badanti al di sopra dei 40 anni;
  • il 2% è in cerca di prima occupazione, si tratta prevalentemente di giovani;
  • 7 stranieri, per di più badanti, sono stati sostituiti perché in ferie ( tutte sopra i 50 anni);
  • 5 persone sono rimaste disoccupate per scadenza della borsa lavoro;
  • 3 persone sono rimaste disoccupate a causa di calamità naturale, (il terremoto nell’Emilia) e per il naufragio di un peschereccio;
  • 2 persone hanno dichiarato essere stati vittima di mobbing.

 

2. QUALI SONO I SETTORI MAGGIORMENTE COLPITI DALLA DISOCCUPAZIONE E DA QUANTO TEMPO LE PERSONE SONO INOCCUPATE?

Il campione di disoccupati sul quale è stata effettuata la ricerca è composto da:

  • Italiani: 180 uomini e 83 donne
  • Stranieri: 367 uomini e 283 donne
Uomini italiani disoccupati da % Settori più colpiti
Da 1 a 5 mesi 40,5 Ristorazione, aziendale, edilizia e alberghiero
Da 6 a 11 mesi 12,2 Edilizia
Da 1 a 2 anni 30,5 Edilizia
Da 2 a 3 anni 7,8 Nessuno in particolare
Da più di 3 anni 8,9 Edilizia
Donne italiane disoccupate da % Settori più colpiti
Da 1 a 5 mesi 31,3 Pulizie e alberghiero
Da 6 a 11 mesi 42,2 Ristorazione
Da 1 a 2 anni 19,3 Pulizie
Da 2 a 3 anni 4,8 Commercio
Da più di 3 anni 2,4 Nessuno in particolare
Uomini stranieri disoccupati da % Settori più colpiti
Da 1 a 5 mesi 45,2 Agricolo ed Edilizia
Da 6 a 11 mesi 17 Agricolo, edilizia e trasporti
Da 1 a 2 anni 26,1 Edilizia
Da 2 a 3 anni 9,3 Edilizia
Da più di 3 anni 2,4 Edilizia
Donne straniere disoccupate da % Settori più colpiti
Da 1 a 5 mesi 65,7 Badante e alberghiero
Da 6 a 11 mesi 15,5 Badante e alberghiero
Da 1 a 2 anni 15,2 Badante
Da 2 a 3 anni 2,1 Nessuno in particolare
Da più di 3 anni 1,4 Badante

Come si riscontra dalle tabelle, la maggior parte del campione di coloro che si sono presentati al Centro di Ascolto è disoccupata da un tempo relativamente breve. Solo gli uomini italiani risultano essere disoccupati da periodi più lunghi, quasi il 9% ha infatti dichiarato di essere senza lavoro da oltre 3 anni.

I settori più colpiti sono: edilizia e assistenza familiare (che per semplicità abbiamo indicato con il termine di “badante”). Mentre il settore dell’agricoltura, così come quello alberghiero e della ristorazione, risultano essere coinvolti in quanto caratterizzati dall’ andamento stagionale della produzione, che determina occupazione non continuativa nell’arco dell’anno. Da sottolineare che le persone che si rivolgono alla Caritas diocesana di Rimini provengono spesso da altre città, proprio alla ricerca di un lavoro di tipo stagionale.

3. QUALI SONO LE STRATEGIE MESSE IN ATTO DAI DISOCCUPATI PER TROVARE LAVORO?

Sono state individuate le strategie che i disoccupati utilizzano per sopravvivere e per cercare un nuovo lavoro. Di seguito sono indicate le strategie più diffuse:

  • Cambiare città (45%) È la strategia più diffusa. La speranza di trovare un lavoro spinge le persone a trasferirsi spesso anche senza risultato. È una strategia che appartiene prevalentemente agli italiani di qualsiasi regione, ma in parte anche agli stranieri di tutte le nazionalità. Spesso non c’è un vero e proprio progetto nel cambiare città, ci si sposta per sentito dire, perché magari quella città è riconosciuta come famosa (tutti sanno che a Rimini c’è il mare e ci sono le discoteche) o perché in quella città vi abitano parenti o amici. A volte ci si sposta chiamati da qualcuno che dice di avere il lavoro, ma che poi scompare nell’esatto momento in cui si è arrivati nel paese. Il cambiare città è anche sintomo di fuga, la speranza di lasciarsi alle spalle un qualcosa che non va (spesso collegata anche a situazioni familiari). Non sempre i cambi città offrono delle opportunità anzi, se la persona o la famiglia viveva già una situazione difficile nel proprio paese, il passaggio ad una nuova città produce un aggravamento della condizione, causa il venir meno della possibilità di essere presa in carico dall’assistenza sociale (questa copre solamente i residenti di un comune)
  • Lavoro nero (21%). Con il termine lavoro nero abbiamo considerato anche coloro che hanno trovato soluzioni di lavoro solo parzialmente regolari, cioè avevano dei contratti per poche ore, ma in realtà lavoravano per un numero di ore superiore. I più frequenti sono i casi delle badanti che fanno sostituzioni di un mese alle colleghe che vanno in ferie. Non mancano però anche coloro che svolgono mestieri come muratore, contadino, cameriere, ambulanti, lavavetri e artisti di strada.
  • Amici (20%) di fronte alla mancanza del lavoro e spesso anche della casa, gli amici restano l’unica soluzione. Le persone che si rivolgono a noi spesso si appoggiano agli amici, chiedono il loro aiuto per la ricerca del lavoro, l’ ospitalità e anche prestiti in denaro. Gli amici solitamente in un primo momento li sostengono, ma quando la situazione diventa prolungata, si stancano e li abbandonano. Spesso si formano amicizie anche nella vita di strada, ma non sempre queste offrono prospettive di “rinascita” e spesso al contrario creano una cronicizzazione della situazione.
  • Caritas (19%) con questa voce abbiamo inteso tutti quegli organismi che offrono risposte di assistenza ai bisogni primari (mensa, alloggio, docce..). Le persone che adottano questa strategia sono coloro che hanno smesso di cercare attivamente un lavoro e si concentrano di più su come arrivare a fine giornata. La Caritas però per sua natura, è un ente educativo e non assistenziale, per cui quando si accorge di queste dinamiche, interrompe il servizio ed invita la persona a rimettersi in gioco per tentare di ripartire. Offre orientamento, sostegno e nel dialogo, cerca di motivare coloro che hanno perso ogni speranza.
  • Lavoro stagionale (13%) Ci sono persone che vedono il lavoro stagionale come unica soluzione ai propri problemi e spesso si spostano da una località all’altra solo per svolgere lavori turistici e agricoli. Alcuni effettivamente riescono a vivere solo di questo, ma altri, come abbiamo visto nel “cambio città”, si spostano invano.
  • Cambio settore di lavoro (11%) Coloro che non riescono più a trovare un impiego, pur di fare qualcosa, si improvvisano in altre attività. Nella maggior parte dei casi si tratta di persone che prima erano specializzate in un ambito e ora accettano qualsiasi tipo di mansione pur di lavorare, adattandosi a svolgere attività anche più umili rispetto a quelle che facevano prima.
  • Famiglia (10%) Ci sono persone che hanno perso il lavoro per seguire il coniuge, persone che lavoravano con parenti con i quali hanno poi interrotti i rapporti… Ma ci sono anche famiglie che si sono “rimboccate le maniche” e si sono accontentate di poco pur di rimanere assieme.
  • Salute (8%) Anche i problemi di salute propri o di un familiare, possono incidere sulla possibilità di trovare un lavoro. Rilevanti sono anche le situazioni di infortuni sul lavoro che spesso si concludono con licenziamenti (specie per badanti ed operai).
  • Rimpatrio (7%) Riguarda gli stranieri che ormai hanno deciso di tornare in patria dove possiedono casa e famiglia, piuttosto che rimanere in Italia a vivere per strada. Da questi si differenziano quegli stranieri che trovano lavoro saltuariamente e preferiscono fare avanti e indietro tra Italia e paese di origine (spesso optano per questa scelta rumeni e magrebini).
  • Estero (5%) È una strategia simile al cambiamento di città, semplicemente attuata con un orizzonte geografico più ampio, messa in atto da chi è riuscito ad accumulare piccole somme di denaro, che decide di investire partendo per l’estero (i paesi più ambiti sono Germania, Inghilterra e Francia, ma molti italiani optano anche per Australia e America).
  • Corso di formazione/qualifica professionale (3%) L’istruzione è un vantaggio nella ricerca del lavoro, specializzarsi attraverso corsi di formazione in più settori, può facilitare la possibilità di trovare un impiego.
  • Agenzie interinali (1%) Sempre meno persone si rivolgono alle agenzie interinali, così come in pochi si sono attivati presso il Centro per l’Impiego. Resta invece diffuso l’invio di curriculum vitae per rispondere attivamente ad annunci di lavoro.

 

GLI OCCUPATI

Su 1.052 soggetti considerati risultano occupate 139 persone (compresi i cassa integrati).

Tra i 139 occupati, 52 sono italiani (18 donne e 33 uomini) e 87 stranieri (35 donne e 52 uomini).

Le donne sono prevalentemente impegnate come badanti, addette alle pulizie e infermiere, mentre gli uomini sono operai, muratori, artigiani e agricoltori.

Tra le persone che ci hanno dichiarato di avere un contratto di lavoro: il 21,3% aveva un contratto a tempo determinato ed il 14,6% a chiamata.

Le persone in cassa integrazione sono 21 (9 italiani e 12 stranieri), tra questi la maggior parte era impegnata nel settore edilizio.

Gli occupati si sono rivolti alla Caritas diocesana perché con gli stipendi non riescono più a sostenere le spese della famiglia e necessitano di ricorrere al sostegno alimentare (pacchi viveri), o ad un intervento di tipo economico; infatti non sempre sono in grado di fare fronte alle spese dell’affitto, delle utenze, alle spese scolastiche per i bambini. Inoltre tra gli occupati non tutti hanno una casa, specie tra i lavoratori stagionali e i neo assunti e questi si presentano alla Caritas anche per la richiesta di alloggio.

Dai risultati riguardanti lo stato civile degli occupati, è emerso che:

  • i coniugati sono il 10,3 % degli italiani, contro il 43,3% degli stranieri;
  • i separati sono il 31% degli italiani, contro il 15% degli stranieri;
  • i celibi/nubili sono il 44,8% degli italiani, contro il 28,3% degli stranieri;
  • i conviventi sono il 13,8% degli italiani, contro l’1,6% degli stranieri;
  • i vedovi sono l’11,6% degli stranieri.

 

“STRALCI DI STORIE DI VITA”

Di seguito proponiamo alcuni stralci di storie di vita raccolti durante i colloqui al Centro di Ascolto. Riteniamo che siano esemplificativi rispetto alle realtà delle persone che incontriamo quotidianamente in Caritas. Le abbiamo suddivise in quattro gruppi, tenendo conto di alcune cause che provocano la disoccupazione.

COLPA DELLA CRISI

Senegalese in Italia dal 1996 ha lavorato in regola come operaio in una fabbrica che ha chiuso a causa della crisi. Non si è perso d’animo e ha preso la licenza come ambulante, ma ha dovuto chiudere l’attività per mancanza di liquidità, non riusciva infatti a pagare la merce.

Marocchino in Italia da 18 anni, ha sempre lavorato in fabbrica come fabbro, è stato licenziato a causa della crisi e ha scelto di far tornare in patria la moglie, i figli e i genitori. Attualmente vive in strada.

Italiano faceva l’operaio presso una fabbrica, ma questa ha deciso di trasferirsi in Romania e lui ha perso il lavoro.

Rumeno in patria lavorava nel settore petrolchimico, ma l’azienda è stata acquistata da dei canadesi e ha perso il lavoro. Ha scelto di venire in Italia.

Romagnola aveva un negozio di alimentari che è fallito per colpa della crisi. Il suo convivente ha perso il lavoro e sono due anni che vivono in macchina.

Italiano lavorava in proprio come imbianchino a Milano, ma non veniva pagato per le prestazioni che svolgeva. Si è rivolto ad alcuni avvocati, ma nel frattempo è rimasto completamente privo di liquidità. La moglie l’ha lasciato e se né andata via con i figli. È venuto a Rimini alla ricerca di un qualsiasi lavoro, appoggiandosi a casa di amici.

FAMIGLIA: RISORSA E CONDANNA!

Un signore Abitava a Roma con la moglie e lavorava nell’ambito sociale. Nel momento in cui la moglie ha vinto un concorso in un’altra città si sono trasferiti. Quando lui è rimasto senza lavoro il rapporto coniugale è degenerato e lei ha voluto la separazione. Lui ora vive in strada.

Un altro signore lavorava con il cognato, ma poi hanno avuto una grossa discussione e lui ha deciso di andar via, la moglie ha dato ascolto al fratello ed ora lui vive per strada e lavora saltuariamente nei campi.

Marocchino faceva il saldatore in una ditta del nostro entroterra, nel 2009 si è assentato troppo tempo per assistere il padre gravemente malato, è stato quindi licenziato e da quel momento non ha trovato più lavoro. Vive grazie ai lavori di pulizia saltuari della moglie e si sono appoggiati a casa della sorella di lei.

QUANDO CI SI METTE DI MEZZO LA SALUTE!

Rumeno ha fatto per 30 anni il saldatore, ma ha avuto un incidente e ha perso un occhio, ora si arrangia facendo l’artista di strada, ma non sta riuscendo a pagarsi l’affitto.

Un signore rumeno ha lavorato per 12 anni in una grande azienda dove gli rinnovavano il contratto annualmente, da quando ha subito un intervento al cuore hanno deciso di non assumerlo più.

Siciliano ha lavorato per 25 anni presso un’importante azienda del nord, ma ha chiesto di poter prendere un’aspettativa a causa della morte improvvisa dei suoi fratelli per un incidente, l’azienda l’ha licenziato in tronco e ora trova solo lavoretti saltuari.

Ucraina lavorava da un’anziana, nel sollevarla si è fatta male alla schiena, i parenti le hanno fatto fare delle visite da un medico di base, ma lei è andata aggravandosi e si è dovuta operare alla schiena. L’hanno licenziata.

OPPORTUNITÀ ANDATE IN FUMO

Italiano é andato in Germania dove lavorava stabilmente. Ha deciso di tornare in Italia perché sentiva nostalgia, ma una volta tornato non è più riuscito a trovare un lavoro, si è molto pentito.

Albanese faceva il calciatore professionista ma lo hanno mandato via perché beccato a fumare gli spinelli. Adesso ha trovato lavoro solo saltuariamente in un supermercato e come pizzaiolo nei week end.