Caritas Diocesana di Rimini
2012 Rapporto sulle Povertà

Persone, società ed economia

a cura di Walter Guglielmo Martinese

Nel mondo

Sono 196 gli Stati accreditati e riconosciuti dall’Onu con dati ufficiali raccolti dalla Banca Mondiale e dal Fondo Monetario Internazionale.

Qui di seguito riportiamo l’elenco delle economie più forti e di alcune fra le più deboli.

Pos. Stato PIL PIL pro capite Speranza di vita
    mld. € - 2010 € - 2010 Maschi Femmine
1 Stati Uniti 11.670 37.720 77 82
2 Cina 4.742 3.505 72 75
3 Giappone 4.367 34.264 80 87
4 Germania 2.625 32.096 78 83
5 Francia 2.048 31.560 78 85
6 Regno Unito 1.810 29.072 78 82
7 Brasile 1.670 8.653 69 77
8 Italia 1.649 27.264 78 84
9 India 1.382 1.012 63 66
10 Canada 1.262 36.968 79 83
11 Russia 1.184 8.350 61 74
136 Nigeria 172 1.106 48 49
142 Filippine 150 1.600 70 75
195 Rep. Del Congo 10 148 50 53
196 Burundi 1 143 53 55

Secondo l’Agenzia Bloomberg nel 2012 la Cina è diventata la prima potenza commerciale al mondo superando gli USA.

Chongping (Cina) è la città più popolata al mondo con oltre 30 milioni di abitanti.

Sono 25 i Paesi che hanno un reddito pro capite inferiore a 500 euro annui, tra questi 20 sono del continente africano. Il 20% della popolazione mondiale consuma l’86% dei beni prodotti in tutto il mondo. In 48 nazioni il PIL è inferiore alla ricchezza delle tre persone più ricche della Terra.

Sono 200 milioni i disoccupati nel mondo nel 2012 (Rapporto Global Employment Trends 2013 a cura O.I.L. – Organizzazione Internazionale del Lavoro -) sono aumentati di quattro milioni rispetto al 2011 ed arriveranno a duecentoventi milioni nel 2016. Un quarto dei disoccupati è nei paesi sviluppati. I giovani senza lavoro nel mondo sono settantacinque milioni.

A questi dati mancano quasi tutti i rilevamenti dei paesi africani.

In Europa

Nel 2013 in Europa ci sarà ancora una forte recessione: il PIL calerà dello 0,3%, una lieve crescita solo nel 2014, peggiorerà anche la disoccupazione che nel 2012 è stata dell’11,5% e nel 2013 salirà al 12,2% (Fonte BCE).

Nei paesi dell’Unione Europea oltre il 25% dei giovani con meno di 18 anni è a rischio povertà e/o a rischio di esclusione sociale. Nel 2011 erano a rischio povertà 3 giovani su 10 (il 27%), i Paesi più a rischio sono la Bulgaria (58%), la Romania, la Lettonia, l’Ungheria, l’Irlanda e l’Italia col 32,4%. Drammatico è il dato della Grecia, della Spagna e del Portogallo, ove il rischio povertà tra i giovani supera il 60%. In coda la Germania con il 19,8%, la Francia con il 23% e la Gran Bretagna con il 25% (Fonte Eurostat).

A rischio povertà anche il 21% degli over 65.

Gli ultimi dati diffusi da Eurostat, relativi ai tassi d’incidenza infortunistica, evidenziano per l’Italia un valore pari a 2.200 infortuni per 100.000 occupati, erano 2.230 nel 2009. Il calo più significativo, si osserva però per i casi mortali dove l’indice italiano passa dai 2,4 casi mortali ogni 100.000 occupati per l’anno 2008, a 1,6 decessi del 2011. La diminuzione degli infortuni totali è dovuta alla notevole riduzione delle ore lavorative.

Siamo comunque ad un valore doppio rispetto a quelli della Germania e della Danimarca. Il tasso di incidenza più alto tra i paesi europei è quello della Romania con 4,6 infortuni mortali ogni 100.000 occupati. In Italia i soggetti maggiormente a rischio infortunistico sono i lavoratori stranieri.

In Italia

In Italia nel 2013 il PIL calerà dell’1%, la disoccupazione dal 10,6% del 2012 salirà all’11,6% nel 2013 e supererà il 12% nel 2014 (Fonte Commissioni UE).

Il Ministero del Lavoro ha comunicato che nei primi nove mesi del 2012 i licenziamenti sono stati seicentoquarantamila (+11% dello stesso periodo del 2011). Negli ultimi cinque anni al sud sono stati occupati 336.000 lavoratori in meno. Nel 2012 è stato raggiunto il record dei lavori precari con 2.375.000 contratti a termine e 433.000 contratti di collaborazione, i contratti a tempo parziale (P.T.) hanno raggiunto i 4 milioni e non sempre sono volontari.

Gli infortuni sul lavoro denunciati nel 2011 sono stati circa 725.000, di cui 886 mortali, la maggioranza dei quali si sono verificati in “itinere”, ovvero nel tragitto casa-lavoro e viceversa. Le malattie professionali riconosciute sono passate dalle 28.943 del 2007 alle 46.689 del 2011, con un incremento del 61,3%.

Il potere di acquisto delle pensioni è sceso del 33% in 15 anni, il valore di una pensione media è scesa del 5,1% (Fonte S.P.I. CGIL), mentre le tasse e le tariffe sono aumentate del 30% e nel 2013 saliranno ancora.

Nei primi mesi del 2013 si è verificato un crollo delle presenze nelle strutture ricettive italiane (-9,6% sullo stesso periodo del 2012), gli occupati sono in caduta libera (-4,5%). Non si è mai registrato un inizio dell’anno così negativo (Fonte Federalberghi).

Un milione di affitti sono in nero, il dato è desunto da una ricerca della C.G.I.A. di Mestre, sul numero delle famiglie italiane stabilmente in affitto che sono circa 4,8 milioni (Dati ISTAT).

In realtà il provvedimento governativo “della cedolare secca” è stato un flop.

Nel 2012 è stata presentata per la prima volta in Italia una ricerca sui senza dimora, curata dal Ministero del Lavoro, da Istat, FioPsd e Caritas Italiana: le persone senza dimora in Italia sono lo 0,2% della popolazione residente. Le persone senza dimora sono per lo più uomini (86,9%), la maggioranza ha meno di 45 anni (57,9%), nei due terzi dei casi hanno al massimo la licenza media inferiore e il 72,9% dichiara di vivere solo. La maggioranza è costituita da stranieri (59,4%) e le cittadinanze più diffuse sono la rumena (l’11,5% del totale delle persone senza dimora), la marocchina (9,1%) e la tunisina (5,7%). In Emilia Romagna i senza dimora sono stimati a 4.394 unità. La perdita di un lavoro si configura come uno degli eventi più rilevanti del percorso di progressiva emarginazione che conduce alla condizione di “senza dimora”, insieme alla separazione dal coniuge e/o dai figli e, con un peso più contenuto, alle cattive condizioni di salute. Ben il 61,9% delle persone senza dimora ha perso un lavoro stabile, il 59,5% si è separato dal coniuge e/o dai figli e il 16,2% dichiara di stare male o molto male. Inoltre, sono una minoranza coloro che non hanno vissuto questi eventi o che hanno vissuto uno solo, a conferma del fatto che l’essere senza dimora è il risultato di un processo multifattoriale.

Un sondaggio della Coldiretti effettuato alla fine dell’anno 2012, ha evidenziato che un italiano su tre non fa più un pranzo completo, ma consuma solo un piatto di pasta, il 9% mangia solo frutta e verdura o un gelato/yogurt. Il 10% fa solo un pasto al giorno ed il 4% degli italiani qualche giorno salta pranzo e cena. Solo il 18% delle persone fa tutti i giorni un pasto completo.

A Rimini

La provincia di Rimini ha una superficie di 860 km quadrati, la popolazione residente di oltre 330.000 abitanti (21% in collina, 78% in pianura), di cui trentatremila stranieri residenti (10%), che sono raddoppiati negli ultimi 15 anni. Oltre il 10% della popolazione ha più di 75 anni.

Nel periodo tra il 2007 e il 2011 il tasso di disoccupazione è notevolmente aumentato, attualmente è del 5,6% per i maschi e dell’12,1% per le femmine (quasi il doppio del dato regionale). Il tasso di disoccupazione complessivo ha superato l’8%, valore più alto dell’intera regione. Sono oltre 21.000 i disoccupati nella provincia di Rimini.

Il tasso di attività della popolazione di quindici anni ed oltre, per i maschi è di 62,4% e per le femmine del 46,9%. È la più bassa percentuale di attività tra le province emiliano-romagnole.

Sono oltre 4.300 le persone che non cercano più lavoro, definite “lavoratori scoraggiati”.

Gli infortuni sul lavoro nel 2011 sono stati 6.976 contro 7.644 del 2010, in diminuzione rispetto a quelli degli anni precedenti ma in aumento rispetto alle ore effettivamente lavorate.

I casi mortali sono stati 5 sia nel 2011 che nel 2010. il maggior numero degli incedenti mortali si verifica in “itinere” e cioè nel tragitto casa-lavoro e viceversa. Le malattie professionali riconosciute sono passate dalle 288 del 2007 alle 498 del 2011, con un incremento del 73%.

Complessivamente in Emilia Romagna gli infortuni nel 2011 sono stati 99.704 di cui 90 mortali.

Il reddito medio pro capite (dichiarato) è passato dai 21.400 euro del 2008 ai 20.030, il più basso reddito dell’Emilia Romagna.

La salute a Rimini.

L’Azienda Unità Sanitaria Locale di Rimini fornisce prestazioni sanitarie ad una popolazione provinciale di 330mila abitanti. L’assistenza ospedaliera ha seguito una costante tendenza al decremento del numero dei ricoveri ospedalieri con un valore nel 2011 di 167,84 ricoverati per 1.000 abitanti, contro i 174,45 del 2007. Notevole è stato l’incremento dei day ospital. È la più grande Azienda della Provincia di Rimini con un bilancio che supera i 600milioni di euro e con oltre 4.200 addetti (71% donne) e 500 medici con un rapporto di convenzione. Il costo dell’assistenza erogata ai cittadini è stato negli ultimi anni di 1.750 euro a testa.

Da sottolineare il costante aumento del numero degli utenti che utilizzano i Centri di Salute Mentale (C.S.M.) Nella Provincia di Rimini gli utenti sono passati da 3.504 nel 2006 a 5.288 nel 2011, con un incremento percentuale del 51% in sei anni. In molti casi si tratta di persone che hanno perso il lavoro a causa della crisi economica o sono stati posti in cassa integrazione con una notevole riduzione degli stipendi. Altre gravi cause che hanno provocato l’aumento degli utenti al CSM sono i disagi familiari: separazioni tra coniugi e conflitti tra genitori e figli. In aumento anche persone affette da dipendenza da gioco.

L’assistenza domiciliare integrata (Adi) è passata dai 4.880 del 2007 ai 6.000 del 2011 (+23%)

Di rilievo l’incremento del numero delle prestazioni consultoriali in gravidanza, passate dalle 1.200 del 2008 alle 1.788 del 2011 (+49% in 4 anni), un quarto di queste prestazioni viene utilizzato da donne immigrate.

Circa 1000 i decessi per neoplasie nel corso del 2012.

I fumatori rappresentano il 30% della popolazione tra i 18 e i 69 anni, con una più alta incidenza tra i giovani: il 36% nella classe di età 18-34 anni e senza differenze rilevanti tra i due sessi.

Un quarto dei riminesi in età adulta può essere considerata un consumatore di alcol a rischio, tra i giovani in età tra i 18-34 anni la percentuale sale al 40%.

(Fonte Bilancio di Missione 2011 ASL Rimini).

In notevole aumento l’utilizzo delle strutture private sanitarie nella Provincia di Rimini da parte dei residenti e l’aumento della spesa farmaceutica pro capite a pagamento diretto del cittadino.

Nell’Albo degli Avvocati, nella provincia di Rimini sono iscritti (nel biennio 2010/2012) 1.018 professionisti, di cui 469 donne (46,1%). Nell’elenco speciale degli Avvocati addetti ad Uffici Legali presso Enti, sono iscritti 19 professionisti, di cui 15 donne (79%). Nell’elenco degli Studi Legali Associati sono iscritti in 77, di cui 15 donne (19,5%). Nel Registro dei Praticanti abilitati al patrocinio sono iscritti 138 professionisti, di cui 89 donne (64,5%). In totale esercitano la professione forense nella provincia 1.255 professionisti di cui 588 donne (46,8%). Il rapporto con gli abitanti della provincia è di un avvocato ogni 263 cittadini, uno dei più alti tra le province italiane. (Fonte Ordine degli Avvocati di Rimini).

 

P.S. Il presidente USA Obama ha inaugurato nei primi giorni del marzo 2013 nella sede del Parlamento americano di Washington, una statua a Rosa Parks (1913 – 2005), simbolo della lotta contro la segregazione razziale. Era il primo dicembre del 1955 e Rosa a Montgomery (Alabama) tornava a casa da lavoro in bus, il conducente del mezzo ordinò a lei e ad altri afroamericani di liberare i posti occupati perché erano riservati ai bianchi (come prescriveva la legge di quello stato). Lei si rifiutò, fu arrestata dalla locale polizia e costretta a pagare 10 dollari di multa. L’episodio diede il via ad una forte protesta in tutta l’America e sotto la guida di un giovane di nome Martin Luther King per ben 382 giorni nella città di Montgomery non salì più sui bus nessun afroamericano. Tale fu il danno economico che l’azienda proprietaria dei bus dovette cedere ed eliminare i posti separati tra bianchi e neri.