Caritas Diocesana di Rimini
2012 Rapporto sulle Povertà

Il tavolo della Caritas sul lavoro

a cura di Isabella Mancino e Walter Guglielmo Martinese - Osservatorio delle povertà e delle risorse Caritas Diocesana di Rimini

Metodologia

Tra ottobre e dicembre 2012 è stato proposto un questionario sul tema del lavoro a tutte le Associazioni di Categoria e ad altre Istituzioni locali da parte dell’Osservatorio della Caritas Diocesana con il fine di conoscere in modo più accurato la situazione economica e occupazionale del nostro territorio. Confindustria, Confesercenti, Confcommercio, Cna, Api, Legacoop, Confcooperative, Cgil, Cisl, Cassa Mutua Edile, Centro di solidarietà, Eticredito, Banca di Rimini, Banca Popolare Valconca, Università Facoltà di Economia hanno restituito i questionari, mentre con Camera di Commercio, Inps, Centro per l’Impiego e Associazione degli Albergatori (AIA) abbiamo avuto degli incontri specifici.

Il 29 gennaio 2013 è stato realizzato un focus group, invitando tutti coloro che avevano inviato le risposte al questionario, erano presenti sia rappresentanti delle Associazioni di Categoria territoriali che delle Istituzioni Pubbliche locali. Di seguito illustriamo, in sintesi, quanto emerso dalle risposte ai questionari e dagli interventi dei presenti al focus group.

La lettura socioeconomica del territorio riminese ha evidenziato una crisi generalizzata, in linea con quella del Paese, che ha avuto inizio nel 2008 e si è aggravata negli anni 2011 e 2012 e si prolungherà e peggiorerà nel corso del 2013.

I settori più in crisi

Le risposte ai questionari e i dati raccolti da tutti i partecipanti al focus registrano che il settore delle costruzioni e del suo indotto è quello più in crisi. In particolare Centro per l’Impiego e Cassa Mutua Edile hanno riportato i seguenti dati. Nell’anno 2012 il Centro per l’impiego evidenzia che il settore costruzioni ha visto un 20% di avviamenti in meno rispetto all’anno precedente. Di seguito la tabella che illustra i dati degli Avviamenti al lavoro in provincia di Rimini suddivisi per settore economico.

  2012 2012 2011 2012/2011
  v.a. % v.a. var. %
Agricoltura, pesca e attività estrattive 2.552 2,4 2.317 10,1
Industria 4.237 4,0 4.933 -14,1
Costruzioni 3.040 2,8 3.815 -20,3
Commercio 8.074 7,5 8.553 -5,6
Alberghi, ristoranti e pubblici esercizi 54.929 51,5 50.212 +9,4
Altri servizi 33.911 31,8 32.613 +4,0
Totale 106.743 100,0 102.443 +4,1

Note: Per 16 avviamenti del 2012 e 60 del 2011 non è disponibile il dato relativo al settore. Nella categoria ‘Altri servizi’ è compreso tutto il terziario ad eccezione delle attività ricettivo-ristorative e commerciali. Sono esclusi gli avviamenti relativi a: rientro da sospensione; lavoro domestico; lavoro autonomo a p. IVA; lavoro marittimo; lavoro accessorio; tirocinio e lavoro socialmente utile.

Fonte: SILER; elaborazione Centro studi

Le imprese attive iscritte alla Cassa Mutua Edile sono passate da 788 nel 2008 a 655 nel 2011, da gennaio a ottobre 2012 sono fallite ben 17 imprese di costruzioni. Sono circa 700 i lavoratori rimasti privi di occupazione in questo settore.

La massa salariale erogata nel periodo si è ridotta del 20-25%, tuttavia rispetto alla situazione regionale (-40%), il nostro territorio ha attenuato la caduta grazie ai lavori della terza corsia del tratto autostradale tra Rimini nord e Cattolica, attualmente in corso di ultimazione.

Tra le cause della crisi del settore costruzioni sono stati indicati diversi fattori:

  • eccesso di offerta delle abitazioni civili nel territorio, di cui portano le responsabilità anche gli Enti locali che hanno permesso di “costruire troppo e dappertutto” anche con un effetto negativo sull’ambiente;
  • diminuzione degli investimenti pubblici a causa della crisi finanziaria degli enti locali;
  • mancanza di liquidità sia da parte dei costruttori che da parte dei possibili acquirenti. La riduzione nella concessione dei mutui, sia ai privati che alle imprese, deriva dalla richiesta di maggiori garanzie rivolte alla clientela che si trova in una situazione di una diminuzione delle fonti di reddito.

La crisi nel settore edilizio ha avuto effetti molto negativi anche sull’indotto colpendo muratori, imbianchini, idraulici, elettricisti e addetti all’impiantistica in genere.

C.N.A., Confesercenti, Confcommercio, Associazioni delle Piccole Imprese, Legacoop e Cisl, hanno segnalato anche le difficoltà dei settori manifatturiero, terziario e servizi. Si tratta di realtà che stanno attraversando un periodo di calo di fatturato.

I comparti più colpiti del manifatturiero sono il metalmeccanico, l’abbigliamento e il calzaturiero.

Diverse attività sono state cedute ad acquirenti stranieri, a discapito dei produttori e commercianti locali. Sono infatti aumentate le attività gestite da asiatici (cinesi, indiani, bengalesi e cingalesi).

In notevole crisi il settore auto, le concessionarie hanno accusato cali di vendite, le autofficine hanno avuto meno guadagni e le assicurazioni auto hanno registrato diminuzioni di introiti. Tra le categorie più colpite ci sono i piccoli autotrasportatori e gli addetti alla movimentazione delle merci e alla logistica, comparti che hanno registrato un aumento degli insoluti ed un generale allungamento dei tempi di riscossione. Inoltre la forte impennata del costo dei carburanti ha ridotto i margini di profitto delle imprese.

Nel terziario risultano in crisi il commercio al dettaglio e all’ingrosso e la ristorazione.

L’analisi dei dati del turismo del 2012, elaborati dall’Ufficio Statistico della Provincia di Rimini, confermano una sostanziale stabilità rispetto agli anni precedenti sia negli arrivi che nelle presenze. È in atto però una diminuzione della permanenza media dei vacanzieri nella nostra riviera ed una ridotta capacità di spesa da parte dei turisti estivi.

Dopo oltre 30 anni di andamento positivo dell’economia turistica e di una fase di sviluppo del comparto iniziata negli anni 60, il settore è in una condizione di stagnazione e negli ultimi anni evidenzia una crisi del modello turistico riminese.

Ad ulteriore conferma di questo andamento negativo l’Aereoporto Internazione di Rimini Federico Fellini, gestito dalla società pubblica Aeradria s.p.a., nel periodo 2008-2011 ha realizzato perdite di esercizio per complessivi 16,8milioni di euro. Tale situazione finanziaria ha costretto la società a richiedere al Tribunale di Rimini l’ammissione alla procedura di Concordato Preventivo in continuità aziendale.

Rimini Fiera Spa ha chiuso il bilancio dell’anno 2011 con una perdita di 850mila euro, ed il consolidato di gruppo ha visto diminuire i propri ricavi dell’8,5% rispetto al 2010.

L’ufficio studi della Camera di Commercio evidenzia che le nuove imprese iscritte nel corso del 2012 sono state 2.851, quelle cessate 2.940 con una diminuzione di 89 unità. Tra le nuove imprese iscritte solo una appartiene alla classe con più di 19 addetti. Nel corso del 2012 nel settore delle costruzioni le aziende cessate hanno superato di 128 unità quelle nuove iscritte, nel comparto del commercio all’ingrosso e al dettaglio le aziende che hanno cessato l’attività hanno superato di 243 unità le nuove imprese iscritte. Nel comparto delle attività dei servizi di alloggio e della ristorazione le aziende che hanno cessato le loro attività hanno superato di 188 unità le nuove iscritte. Nell'ambito delle attività immobiliari, le imprese cessate hanno superato di 102 unità le nuove iscritte. Le imprese comunitarie ed extra-comunitarie, iscritte nel corso del 2012, sono state 595, quelle cessate 467 con un saldo positivo di 128 imprese, mentre le imprese italiane iscritte nello stesso periodo sono state 2.194 e quelle cessate 2.383 con un saldo negativo di 189 unità. Al 31/12/2012 le imprese attive per natura giuridica (35.781) nella provincia di Rimini erano per il 16% società di capitale, per il 27% società di persone, per il 55% imprese individuali e per il 2% altre forme societarie.

Il professor Claudio Candela docente dell’Alma Mater (Università di Bologna sede di Rimini), nella sua risposta al questionario, identifica come settore più colpito quello dell’immobiliare e dell’edilizia, seguono il commercio al dettaglio, il turismo, in prevalenza nell’attività alberghiera e le imprese del “divertimentificio” riminese.

Il punto di vista delle banche

Il settore del credito evidenzia aspetti particolarmente preoccupanti infatti, ad aggravare la già pesante situazione determinatasi a seguito della crisi economica generale e territoriale, negli ultimi anni si sono aggiunte le difficoltà di gestione che hanno interessato due importanti Istituti di Credito: Cassa di Risparmio di Rimini e Banca di Rimini. Tali situazioni hanno pesantemente limitato la loro operatività e, proprio nel momento in cui stava sopraggiungendo la fase acuta della crisi con la conseguente restrizione del credito, hanno prodotto un ulteriore compressione della loro capacità di erogare finanziamenti alle aziende della provincia di Rimini.

La situazione alla fine del 2012 presentava aspetti davvero allarmanti. Molte aziende produttive, gravate da evidenti problemi di liquidità e non adeguatamente supportate dagli Istituti di Credito, non sono state in grado di fare fronte al pagamento delle tredicesime ai loro dipendenti.

La contrazione dei finanziamenti nel 2012 ha determinato tagli nelle erogazioni alle imprese per oltre 1,3 miliardi di euro, con una flessione di oltre il 10% rispetto all’anno precedente.

Oltre ai fenomeni sopra esaminati è anche da evidenziare che negli ultimi anni è progressivamente diminuito il numero delle nuove attività imprenditoriali, che hanno potuto beneficiare di operazioni di finanziamento da parte degli istituti di credito, mentre è fortemente aumentato il numero delle azioni esecutive che le banche del riminese hanno intrapreso, nel tentativo di salvaguardare i loro crediti (specie nei confronti delle aziende).

Ulteriore fenomeno indotto dalla crisi nel mercato creditizio riminese, che trova anche conferma nei dati elaborati a livello nazionale, è la forte riduzione della propensione alla spesa della popolazione residente, che si è anche tradotta in un discreto e costante incremento dell’ ammontare dei depositi a risparmio nella provincia di Rimini.

Gli interventi al focus dei rappresentanti della direzione della Banca Popolare Valconca e di Eticredito e le risposte al questionario da parte della Banca di Rimini, hanno sottolineato che il credito locale, in presenza di un lieve aumento del risparmio da parte dei clienti e dei soci degli Istituti di credito, ha ridotto nel corso degli anni gli impieghi soprattutto nella componente della concessione dei mutui ai privati e alle imprese.

Hanno inoltre segnalato che negli ultimi due anni sono raddoppiate le insolvenze e le sofferenze da parte della clientela. Secondo i dati forniti dalla Banca d’Italia le sofferenze negli Istituti di credito locali hanno raggiunto gli 820 milioni di euro (+24,2% sul 2011).

Il rappresentante della Banca Popolare Valconca ha sottolineato che il suo Istituto di credito ha aumentato gli impieghi del 4,5% rispetto ad una diminuzione degli stessi a livello regionale del 3,6%.

Negli Istituti di credito locali è in atto un aumento della richiesta di moratoria delle rate per il pagamento dei mutui sia da parte delle imprese che delle famiglie.

I rappresentanti di Eticredito hanno evidenziato che il loro Istituto opera prevalentemente nell’ambito del microcredito sociale attraverso diverse convenzioni. L’attività più importante (76% dei prestiti erogati) è rappresentata dal progetto di microcredito realizzato in collaborazione con la Caritas rivolto a persone non bancabili che si trovano ad affrontare periodi di particolari difficoltà economica. Il 10% degli interventi realizzati rientra nell’ambito del progetto Fondo Antirecessione Provinciale, il 9% riguarda i prestiti dedicati all’affitto erogati tramite la convenzione in essere con il Comune di Rimini e il restante è relativo al progetto EffeGiDi realizzato in collaborazione con Confindustria Rimini. In totale sono stati erogati nell’ambito di questi progetti 1.536 prestiti.

Il rappresentante della Banca Eticredito ha specificato che il loro Istituto si rivolge esclusivamente ai privati cittadini fornendo credito alle famiglie per somme al massimo di 5 mila euro. Sono già stati erogati 250 prestiti con restituzione in due anni senza interessi. La clientela non è stata solo di cittadini extracomunitari, ma anche di italiani e riminesi ed è in aumento il fenomeno della richiesta anche da parte dei giovani.

In controtendenza

Dall’intervento del rappresentante della Coldiretti emerge una tendenza di un ritorno di iniziative imprenditoriali in agricoltura. Sono in atto strategie di incremento dei prodotti di stagione e del territorio venduti con la strategia del cosi detto “km zero”. Anche per quel che concerne la produzione degli alimenti sussiste una particolare attenzione rispetto all’utilizzo delle materie prime nazionali e locali.

Occupazione e lavoro irregolare

I dati del Centro per l’impiego mostrano che le persone che hanno dichiarato immediata disponibilità (Did) al lavoro sono 11.967, diminuite del 7,1% rispetto all’anno precedente, in particolare coloro che risultano essere maggiormente “scoraggiate” sono le donne (-7,9%).

Tra coloro che hanno dichiarato immediata disponibilità coloro che si sono rivolti in modo più frequente al Centro per l’impiego sono i giovani tra i 16 e i 29 anni (34%), è però da mettere in evidenza che, rispetto al 2011, tutte le fasce d’età (rispetto al valore numerico) sono diminuite, in particolare la fascia d’età che comprende gli adulti tra i 35 e i 44 anni, come mostra la tabella seguente.

  2012 2011
  N % N %
16-24 anni 2.165 18,1 2.209 17,1
25-29 anni 1.939 16,2 1.958 15,2
30-34 anni 1.788 14,9 1.997 15,5
35-39 anni 1.730 14,5 1.954 15,2
40-44 anni 1.367 11,4 1.571 12,2
45-49 anni 1.171 9,8 1.220 9,5
50 anni e oltre 1.807 15,1 1.967 15,3
Totale 11.967 100 12.876 100

Fonte: SILER; elaborazione Centro studi

Se si considera la cittadinanza di coloro che hanno dichiarato immediata disponibilità, coloro che risultano in crescita, a livello percentuale, sono gli stranieri.

  2012 2011
  N % N %
Italiana 8.025 67,1 8.838 68,6
Straniera 3.942 32,9 4.038 31,4
Totale 11.967 100 12.876 100

Fonte: SILER; elaborazione Centro studi

Il Rappresentante della Cisl ha sottolineato che la crisi occupazionale sta peggiorando. Da anni le organizzazioni sindacali stanno firmando con le aziende locali solo accordi di ammortizzatori sociali. È in atto un’inversione di tendenza tra i lavoratori stranieri, in molti stanno ritornando nei loro Paesi perché non trovano più occupazione nel territorio. La situazione nel settore dell’edilizia “è un vero e proprio far west” specie per i lavoratori stranieri: assenza di regole e di sicurezza sul lavoro. Il fenomeno del lavoro nero non è monitorabile anche perché tale categoria di lavoratori non si rivolge ai sindacati.

Il rappresentante della Cassa Mutua Edile Rimini ha evidenziato che è in atto un’iniziativa per regolarizzare il settore denominata “indicatore di congruità” che mette a confronto il valore della manodopera con il valore dell’opera eseguita dai singoli cantieri.

Il calo dei lavoratori dipendenti nel settore delle costruzioni è causato anche dal processo di trasformazione dei contratti da lavoro dipendente a titolare di partita iva (in alcuni casi all’insaputa dello stesso lavoratore, spesso se straniero).

La Cisl ha sottolineato che dal punto di vista del reddito delle famiglie si salvano quelle che hanno un’entrata sicura anche da parte di almeno un coniuge e un’altra entrata di un altro componente della famiglia in cassa integrazione. Molte famiglie che hanno un solo reddito, specie se questo deriva dalla cassa integrazione, non riescono a pagare l’affitto e le utenze.

Inoltre ha segnalato che non è possibile monitorare il lavoro irregolare, poiché essendo tale rimane sommerso, si evidenzia comunque un maggior numero, rispetto al passato, di lavoratori male inquadrati (es. contratto part-time, ma in realtà lavoro full-time; associato in partecipazione o co.co.pro., ma effettivamente svolto come lavoro subordinato). Nel settore edile alcune indagini parlano di irregolarità per 1 impresa su 2. Ancora ad oggi, specialmente nel tessile, ci sono aziende completamente sconosciute al sistema fiscale italiano, dove lavoratori, principalmente stranieri, lavorano senza nessun contratto e privi di assistenza previdenziale e assicurativa.

In risposta al questionario sulla presenza del lavoro nero ed irregolare nella Provincia di Rimini, le Associazioni di categoria hanno dichiarato:

  • Confindustria ha affermato che nel proprio settore il lavoro nero e quello irregolare non hanno alcuna incidenza;
  • CNA dichiara un’incidenza media del 10% degli occupati;
  • Confcommercio dichiara che il lavoro nero è poco rilevante, mentre quello irregolare è presente;
  • Confcooperative indica un’incidenza al di sotto del 10%;
  • Confesercenti non è in grado di quantificare tale dato, ma dichiara che esiste;
  • A.P.I. dichiara che è presente in percentuale irrisorie;
  • Legacoop afferma un pieno rispetto della legalità nel suo settore e quindi un’assenza di lavoro nero;
  • AIA (Associazione Albergatori di Rimini) ha risposto che tra i suoi associati non riscontra casi di lavoro nero.
p>Il rappresentante dell’Inps di Rimini ha sottolineato che negli ultimi due anni sono raddoppiati gli addetti in Cassa Integrazione, solo in un anno, dal 2011 al 2012 le ore autorizzate sono passate da 7 milioni a 9,2 milioni (+30,7%). Le ore autorizzate agli operai sono aumentate del 20,6%, quelle degli impiegati del 51,2%. (Secondo i nostri calcoli la Cassa Integrazione ha coinvolto da 4mila a 5mila lavoratori, dato non di fonte INPS). In particolare l’aumento si è visto nelle ore di CIG Straordinaria passate da 2,2 milioni a 4,5 milioni nella provincia di Rimini.

Per molti nuclei familiari il lavoro stagionale è diventata l’unica fonte di reddito.

In particolare l’Inps ha segnalato il perdurare delle difficoltà finanziarie delle aziende tanto che le richieste di dilazioni dei pagamenti degli oneri contributivi da parte delle aziende si sono triplicate nel giro di un solo anno (330 nel 2011, contro 1.015 nel 2012).

Altro sintomo della crisi occupazionale è da ricercarsi nel notevole utilizzo dei voucher che, a fronte di una marcata riduzione dei contratti a chiamata, testimonia un’ulteriore precarizzazione del rapporto di lavoro.

Anche se è da verificare quanto incideranno gli effetti della riforma del mercato del lavoro (c.d. riforma Fornero), che ha previsto norme più stringenti, oltre che per il contratto a chiamata (obbligo di comunicazione), anche per l’utilizzo dei voucher (nominatività, utilizzo orario, importo minimo orario di 10 euro).

Lo stesso aumento delle partite IVA, in netta controtendenza rispetto al lavoro subordinato, può indurre a ritenere che, in parte, possa trattarsi di lavoro dipendente mascherato da lavoro autonomo.

E’ necessario che tutto il mondo del lavoro faccia i conti con le regole e la legalità e considerare l’evasione contributiva come concorrenza sleale.

Lo strumento del Durc (Documento Unico di Regolarità Contributiva), che attesta la regolarità di un’impresa nei pagamenti e negli adempimenti previdenziali, assistenziali e assicurativi nonché in tutti gli altri obblighi previsti dalla normativa vigente nei confronti di Inps, Inail e Casse Edili, è sicuramente molto importante come strumento di contrasto all’evasione contributiva.

In tal senso, al fine di diffondere tra i giovani la cultura della legalità nel mondo del lavoro, l’Inps, unitamente ad altri partner istituzionali territoriali partecipa da anni ad una specifica iniziativa formativa rivolta agli studenti delle scuole riminesi.

Il rappresentante dell’Inps ha evidenziato un dato degno di riflessione e cioè che, delle 99mila pensioni erogate nella provincia di Rimini dall’Inps, ben 23mila (pari al 25%) sono integrate al minimo, che è pari a 477 euro mensili.

I dati Inps segnalano che nelle 841 ispezioni, effettuate nel corso dell’anno 2012, 88,7% aziende hanno riscontrato irregolarità contributive, di cui: 23 sono risultate completamente in nero e 489 lavoratori non risultano iscritti come lavoratori dipendenti in regola. Sono stati evasi 1.860.688 euro di contributi. Tra le aziende visitate quelle di piccole dimensioni (1-10 dipendenti) sono quelle con la percentuale più alta di irregolarità. 

Per quanto riguarda le categorie di lavoro più colpite, secondo il docente di Alma Mater, sono i lavoratori precari ed i piccoli artigiani, questi ultimi costretti fra la riduzione della domanda e l’esigenza di assumere una “corretta posizione fiscale”.

Rispetto alla domanda sul lavoro irregolare lo stesso docente ha dichiarato che: “in università non vi sono né lavoro nero né lavoro irregolare, ma sussiste il fenomeno del “lavoro volontario”, poco o non retribuito, sostenuto da promesse di future possibilità d’impiego: questo è lo sfruttamento tipico delle Università.”

Strategie messe in atto

Tutti gli Enti che hanno risposto al questionario hanno evidenziato le strategie che le aziende hanno adottato per fronteggiare la crisi. Nella maggioranza dei casi hanno utilizzato lo strumento della cassa integrazione, hanno ridotto il personale (hanno licenziato o non hanno rinnovato il rapporto di lavoro a coloro che avevano un contratto a termine), sono stati maggiormente utilizzati i contratti che permettono una flessibilità; solo in pochi casi si sono avvalsi dei contratti di solidarietà. Tra le altre strategie alcune aziende hanno spostato parte della produzione all’estero per poter utilizzare mano d’opera a prezzi più contenuti. Altre società hanno fatto ricorso ad agenzie che utilizzano lavoratori comunitari a basso costo (specie da parte degli albergatori) e hanno incrementato la vendita dei prodotti nei mercati esteri; infatti i dati di flusso nel terzo trimestre del 2012, evidenziano un incremento dell’export a valore del 3% rispetto allo stesso periodo del 2011. I settori che esportano di più sono quelli dei prodotti tessili, abbigliamento, pelli ed accessori, con il 42% del totale delle esportazioni, segue il comparto dei macchinari ed apparecchiature varie con il 18% del totale export, e quello dei mezzi di trasporto con il 13%.

Confindustria dichiara che la maggior parte delle aziende, nonostante la gravissima crisi che le ha colpite, ha cercato di evitare il più possibile i licenziamenti, attraverso l’utilizzo degli strumenti a disposizione di carattere conservativo del posto di lavoro, procedendo alle risoluzioni dei rapporti, nella maggior parte dei casi, solo nei confronti di persone volontarie, in quanto vicine alla pensione o perché destinatarie di altre possibilità occupazionali. In particolare si è fatto ricorso a tutte le tipologie di ammortizzatori sociali (CIG/O, CIG/S, CIG in deroga) ampliando notevolmente anche l’utilizzo dei contratti di solidarietà. A tal proposito, in considerazione delle difficoltà finanziarie sopra accennate, sono considerevolmente aumentate le richieste di pagamento diretto all’INPS.

L’Associazione degli Albergatori di Rimini ha dichiarato che sta crescendo il numero degli alberghi che da annuali tornano ad essere stagionali, quest’anno venti alberghi hanno chiesto tale trasformazione. Altri hanno deciso di cessare la propria attività in gestione anche da decenni, questo perché è diventato difficile sostenere le spese degli affitti, del personale e dei fornitori a fronte della diminuzione dei ricavi.

Legacoop e Confcooperative si pongono il problema di unire le imprese e creare consorzi utilizzando gli strumenti che la legislazione e la normativa attuale mettono a disposizione come, ad esempio, il Contratto di Rete che favorisce le sinergie e le opportunità necessarie per misurarsi su un mercato sempre più competitivo. Sono infatti richiesti specifici requisiti tecnici, finanziari e di fatturati adeguati alle nuove esigenze.

La Cooperazione pone con forza il tema della legalità e della competizione basata sul rispetto delle regole. Specialmente nello svolgimento delle gare per la realizzazione di opere pubbliche o per la gestione dei servizi; ad esempio gli appalti andrebbero affidati all’ “offerta economicamente più vantaggiosa” superando definitivamente la pratica del “massimo ribasso” da riservarsi alle gare di piccolo importo escludendo in questo caso le anomalie.

Altra questione che le imprese ritengono decisiva per far fronte alle difficoltà, è rappresentata dallo snellimento delle procedure e dalla sburocratizzazione della Pubblica Amministrazione, per rendere immediatamente cantierabili i progetti e gli interventi d’investimento.

Il docente della Facoltà di Economia di Rimini ha precisato che il settore del commercio ha reagito alla crisi delle vendite con la politica degli sconti sui prezzi di listino e dei saldi anticipati, mentre il settore alberghiero ha operato una riduzione drastica dei prezzi con pacchetti vacanza di offerte speciali.

Il rappresentante della Banca Popolare Valconca ha sottolineato la necessità che le imprese aumentino il loro patrimonio netto.

La rappresentante della Prefettura di Rimini ha sottolineato l’utilizzo della Conferenza Permanente Territoriale, sorta su iniziativa a livello nazionale del ministro Cancellieri che ha il compito di monitorare il territorio da un punto di vista socio economico evidenziando i casi di “allarme sociale”.

L’Inps ha precisato che alla flessibilità del lavoro è necessario affiancare una formazione continua dei lavoratori, per sostenere il passo dei nuovi processi innovativi di produzione.

La ricerca del lavoro

Interessante l’osservazione del Centro di Solidarietà che evidenzia come l’approccio alla ricerca di un’occupazione sia spesso passivo. Le persone alla ricerca del lavoro si rivolgono agli organi preposti (al Centro per l’Impiego, agenzie interinali o associazioni di settore) lasciando la propria disponibilità in attesa di essere richiamati. Questa è una modalità purtroppo non più efficace. In passato le aziende erano alla continua ricerca di personale e non appena si lasciava la propria disponibilità si veniva richiamati. Le cose sono molto cambiate, ora occorre imparare a cercare lavoro orientandosi verso una ricerca mirata e ben strutturata sul territorio. Gli interventi del Centro sono sempre più finalizzati a motivare i singoli affinché si attivino autonomamente verso una ricerca occupazionale strutturata, con un tempo dedicato adeguato, dando alle persone un'indicazione chiara e strumenti concreti affinché comprendano che "cercare lavoro è un lavoro!". Molte delle persone accolte nell’ultimo anno provenivano da esperienze lavorative che duravano da decenni, in settori in cui avevano sviluppato una determinata professionalità, passate dalla scuola al lavoro in settori ormai saturi e in crisi in cui non è più possibile inserirle.

Attraverso una logica di empowerment complessiva, occorre dare alle persone strumenti utili per reinterpretare il proprio percorso lavorativo, percorsi di autoriflessione che possano quindi condurre ad un percorso di integrazione (spesso queste persone, nelle fasce più dequalificate, hanno una bassa capacità di auto progettazione e di reinventarsi), favorendo un cammino che, partendo dalle loro capacità, possa sostenerle in percorsi verso l’autonomia, anche attraverso la proposta di corsi formativi che vadano ad integrare le competenze possedute.

Occorre sostenere queste persone nell’acquisizione di un metodo che le renda gradualmente più autonome insegnando loro a descriversi e descrivere la loro attività, aiutandoli nella redazione o correzione dei curriculum, a capire come le loro abilità possano essere rivalutabili in settori diversi, come presentarsi ad un colloquio di lavoro e come sostenerlo essendo in grado di evidenziare anche le eventuali agevolazioni contributive per coloro che appartengono alle categorie protette (attraverso il decreto n. 800 della Comunità Europea che ha ampliato le opportunità per le fasce protette).

Occorre anche informare gli imprenditori perché spesso non conoscono le agevolazioni inerenti alle assunzioni di soggetti svantaggiati o di tutta una serie di nuove possibilità di assunzione.

A nome della Caritas Diocesana di Rimini la Presidente dell’ Ass. Madonna della carità ha proposto ai presenti l’eventualità di proporre ai loro associati, prossimi alla pensione, di divenire “maestri” per persone attualmente prive di occupazione che si rivolgono alla Caritas costituendo brevi corsi di formazione organizzati in appositi laboratori. La proposta è stata valutata delle Associazioni presenti positivamente.

Il “focus group” si è concluso con la prospettiva di continuare lo scambio e l’aggiornamento di informazioni socio economiche del territorio riminese attraverso l’utilizzo di canali informatici, coordinato dall’Osservatorio delle povertà e delle risorse della Caritas Diocesana di Rimini.